«Quando vedi le mutilazioni dei bambini, quando incontri un bambino palestinese evacuato a Doha a cui mancano nove delle dieci dita e con quel dito vedi che cerca in tutti i modi di prendere una penna, ecco, quella è una cosa che segna un’incolmabile distanza tra te e il vicino di casa di Roma che si lamenta per il mal di testa o l’amica disperata per il traffico». Sono parole di Francesca Mannocchi, tra le più note reporter di guerra che ha raccontato i conflitti per tante testate italiane e internazionali, che così ha risposto in un’intervista rilasciata a Tommaso Labate per il Corriere della Sera.
La prima considerazione riguarda noi: siamo così abituati a lamentarci di problemi futili da non vedere l’immane sofferenza patita da tanti popoli in tutto il mondo. La seconda riguarda la sofferenza degli innocenti, in modo particolare dei bambini. Papa Francesco, intervistato da Fabio Fazio il 6 febbraio 2022 nel corso della trasmissione “Che tempo che fa”, riconobbe: «Per me, una domanda a cui non sono mai riuscito a rispondere e che alcune volte mi scandalizza un po’ è: perché soffrono i bambini? Io non trovo spiegazioni a questo. Io ho fede, cerco di amare Dio che è mio padre, ma mi domando: perché soffrono i bambini? E non c’è risposta».
Quante risposte non abbiamo, quanti accadimenti della vita non sappiamo spiegare. Talvolta non sappiamo spiegare nemmeno quel che di bello ci succede. Ai pastori deve essere sembrato un bel po’ strano vedere un angelo nel Cielo mentre, nel pieno inverno di Betlemme, vegliavano facendo la guardia al loro gregge. Erano impauriti finché la creatura celeste non li tranquillizzò dando loro l’annuncio della nascita del Salvatore, «che è il Cristo Signore».
Guardando il presepe, contemplandolo in silenzio, non avremo risposte a voce: nessuna delle statue ha il dono della parola se non in qualche racconto natalizio. Eppure, nel vedere il Bambino appena nato, troviamo pace. Anche questo non sappiamo spiegare, ma quel Bambino vincerà per sempre il male e non ci saranno più guerre né piccoli sofferenti a causa della malattia o dell’egoismo di certi adulti.
Il suggerimento che lo stesso papa Francesco diede il 29 maggio 2015 incontrando alcuni bambini malati, insieme ai loro familiari, nella “Domus Sanctae Marthae”, è pregare.
In tempi più recenti, papa Leone XIV ha indicato proprio la preghiera come la forza dei santi. In quell’occasione, Bergoglio raccontò la storia di un bambino che, prima da solo e poi insieme agli amici, non riusciva a rimuovere una grande pietra che gli impediva di giocare in cortile. Solo dopo un po’ il papà, prima affacciato a osservarlo dalla finestra, scese e, con un attrezzo di ferro, rimosse la pietra. «Il bambino – concluse il Pontefice – ha rimproverato il papà: “Ma papà, tu hai visto che io non ce la facevo?” – “Sì” – “E perché non sei venuto prima?” – “Perché non mi hai chiamato”».
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