Intervento del Vescovo Giuseppe Giudice all’inaugurazione del Presepe

Abbracciati dal Colonnato del Bernini, il primo pensiero di gratitudine è per il Santo Padre Leone XIV, Bianca Colomba di pace, che ci accoglie oggi nella sua casa.

Grazie, Santità, per questo dono natalizio; e dinanzi al Presepe da questa Piazza, come bambini che a Natale promettono di non fare i monelli, Le chiediamo un altro dono: l’aspettiamo nella nostra Diocesi per pregare insieme sulla tomba di Sant’Alfonso M. de Liguori.

Una parola di gratitudine esprimo per la Presidente e per tutti i Membri del Governatorato con i quali abbiamo lavorato in sinergia per la realizzazione del dono presepiale, che la Diocesi di Nocera Inferiore-Sarno offre al Papa e al Mondo in questo Anno Santo della Speranza.

Saluto Sua Eminenza e i Vescovi presenti.

Gratitudine per le menti, i cuori e le mani delle ditte e maestranze, professionisti, operai, artigiani ed artisti che hanno realizzato il nostro progetto firmato dall’Architetto Angelo Santitoro.

E un grazie a tutti gli appassionati comunicatori della speranza che fanno circolare le immagini e le parole per le vie del mondo.

Grazie alla nostra Chiesa Diocesana, variegata nelle sue vocazioni, al suo primo Vescovo e Patrono San Prisco, al Popolo, Istituzioni e ai Sindaci, che con entusiasmo hanno risposto alla chiamata del Vescovo per vivere e far vivere al territorio i giorni dello stupore e della meraviglia.

E un pensiero grato per tante altre mani e tanti altri cuori; e per tutti coloro che, già oltre la siepe, stasera si affacciano dalla porta del cielo per ammirare questo spettacolo stupendo.

Il Presepe, radicato nei nostri cuori alla scuola di Sant’Alfonso M. de Liguori, è icona realistica di un popolo che nella ricchezza dell’arte, delle tradizioni, dei canti, dei suoi Santi, Beati e Servi, si dirige verso quella grotta dove il cielo è sceso in terra e vi ha messo radici; è Admirabile Signum, diremo con Papa Francesco, con il quale questo sogno è iniziato, dove ognuno riscopre la sua dignità e il suo posto per costruire insieme, nella fatica e nella gioia dei giorni, la Civiltà della Speranza.

Mi sovviene alla mente un’opera teatrale della cultura napoletana: Natale in Casa Cupiello di Eduardo De Filippo:

Luca: Cuncè, mo me facile rompere ‘o presebbio. Ma insomma, mi volete lasciare tranquillo?
Non posso essere distratto! Aggia fa’ ‘o Presebbio|
Concetta: Lucarie’, tu stisse facendo a’ Cupola e San Pietro?
E miettece duie pasture ncoppa, come vanno vanno…

 

In casa Cupiello, come in ogni famiglia, si addensano i problemi, le nubi, le fatiche quotidiane; ma don Luca, come se niente fosse, continua a fare il Presepe, regalandoci una stupenda lezione di saggezza e speranza.

Si, anche noi, nonostante le voci contrarie, continuiamo ad allestire il presepe non per distrarci o estraniarci dalle tempeste del mondo e della vita; non per un semplice gusto estetico, ma per offrire a tutti, specialmente ai pellegrini nella nebbia, un segno affidabile di speranza, indicando loro il sentiero che conduce a Betlemme.

Lo facciamo ancora con gioia, avendo appreso la lezione dal Padre della luce (cfr Gc 1,17) che, in una notte buia, ha acceso sulla terra la luce vera che illumina ogni uomo (Gv 1,9), luce che illumina e non abbaglia.

Presi per mano dai piccoli e dal pastore della Speranza, entriamo nel mistero sulla cui soglia ci accoglie Maria, la Madre del Natale:

“Ella apre la porta e accoglie il corteo dei Magi… Aprì la porta lei da cui fu generata la Porta, Bambino nuovo, il Dio prima dei tempi” (Romano il Melode, in Nativitatem I).

Uscendo da questa Piazza unica e avviandoci per le vie del mondo, saremo abitati anche noi dallo stupore e dalla meraviglia per essere non solo artigiani, ma artisti della pace di Betlemme, culla del Principe della pace.

Ed ora, mentre ci sono in cielo tutte le stelle, accostiamoci in religioso silenzio perché “Qui tutto ha una voce, tutto ha un significato” (San Paolo VI, Discorso a Nazareth, 5 gennaio 1964).

Inaugurazione, Presepe Vaticano, Sant'Alfonso Maria de Liguori, Vescovo Giuseppe Giudice

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