La Chiesa madre di San Giovanni Battista è il cuore storico e religioso di Striano, punto di riferimento per comprendere l’identità del luogo e il ruolo che la tradizione religiosa ha avuto nella vita quotidiana della comunità.
La Chiesa di San Giovanni Battista è situata nel centro del paese di Striano, affacciata su Piazza IV Novembre, e custodisce una lunga storia che unisce le origini medievali della comunità ai profondi interventi di trasformazione avvenuti nei secoli.
Le prime notizie sull’area risalgono all’XI secolo, quando Striano compare tra i territori della diocesi di Sarno. Dove oggi sorge l’attuale struttura, il paesaggio era anticamente molto diverso: i documenti antichi descrivono un territorio segnato dalla presenza di aree paludose, dove trovava una chiesa più antica dedicata a San Michele Arcangelo, attorno alla quale viveva una piccola comunità agricola. Un cambiamento significativo avvenne tra il XII e il XIII secolo con l’insediamento dei monaci benedettini e cistercensi, che favorirono la bonifica delle terre e il miglioramento delle condizioni di vita della zona.
Nel XVI secolo, l’antica chiesa medievale lasciò il posto al nuovo tempio dedicato a San Giovanni Battista. La costruzione, completata intorno alla metà del Cinquecento, segnò un momento di passaggio fondamentale, ricordato ancora oggi dalle epigrafi lapidee conservate all’interno dell’edificio.
L’aspetto attuale della chiesa è il risultato di diversi interventi e ricostruzioni resi necessari da eventi naturali e bellici. Il campanile fu riedificato in seguito all’eruzione del Vesuvio del 1737 e la facciata fu rinnovata utilizzando la pietra lavica. Danni ingenti si registrarono durante la Seconda Guerra Mondiale e la chiesa subì ulteriori lesioni con il sisma del 1980. I successivi lavori e la sua riapertura testimoniano l’importanza religiosa e sociale che l’edificio ha avuto nel corso dei secoli per la comunità che ha costruito attorno alla chiesa una trama di relazioni, feste patronali, processioni e momenti di condivisione.
Il percorso artistico: l’interno
Varcando la soglia della chiesa, si accede a un ambiente ampio e luminoso, impostato su una pianta a croce latina. Lo spazio è scandito da cappelle laterali incorniciate da elementi decorativi verticali che sorreggono la copertura a volta. Al centro, nel punto di incontro tra la navata e il braccio trasversale (transetto), si innalza la cupola semisferica, la cui luce naturale illumina la zona del presbiterio, l’area dell’altare maggiore.
La collezione d’arte custodita nella chiesa spazia dal Rinascimento fino al Novecento. L’opera di maggior rilievo è una pala d’altare dipinta a olio e datata 1506: raffigura la Madonna col Bambino tra i Santi Severino e Sossio, è stata realizzata da Protasio Crivelli e costituisce un documento pittorico di grande interesse per il territorio.
Nelle cappelle laterali si possono osservare diverse sculture lignee policrome di scuola campana, tra cui spiccano una Madonna di Costantinopoli del XV secolo e un Sant’Antonio di Padova risalente al 1684. Le pareti sono inoltre arricchite da tele settecentesche, come quelle firmate da F. Morelli e Andrea Scalera. Dal tesoro della chiesa proviene inoltre una croce d’argento del XII secolo, oggi conservata nel museo diocesano “San Prisco”,testimonianza preziosa delle radici più antiche della comunità.
Merita una sosta anche la sagrestia della chiesa, dove recenti restauri hanno valorizzato gli affreschi settecenteschi della volta, in armonia con gli arredi lignei in radica di noce. Sulla balconata sopra l’ingresso principale è situato il grande organo a canne inaugurato nel 2000, uno strumento di notevole fattura che accompagna le celebrazioni liturgiche con la sua sonorità.
All’esterno, su Piazza IV Novembre, si impone il campanile, ricostruito nelle sue forme attuali negli anni Cinquanta. La struttura si sviluppa su tre livelli ed è completata da una cupola sulla cui sommità è stata ripristinata e illuminata la croce alla fine degli anni Novanta. Un concerto di 14 campane, che mescola pezzi storici a elementi più recenti, regola i ritmi e i momenti salienti della vita comunitaria.











