La Via dell’Acqua

Antiche sorgenti, paesaggi fluviali e fonti battesimali: l’acqua come risorsa naturale, simbolo di vita e rigenerazione collettiva.

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Nell’Agro Nocerino Sarnese l’acqua non è solo un elemento naturale: è un’origine, una promessa, a volte una guarigione. Questa terra deve il suo stesso nome al Sarno, il fiume che in epoca precristiana era considerato una divinità, che è stata con la sua rete idrografica motivo della fertilità straordinaria di questa terra, e che oggi si divide tra due anime: le sorgenti purissime e il corso insultato dalla grande urbanizzazione di questa valle, che ne porta i segni. Seguire la Via dell’acqua significa leggere il territorio come un grande fiume di storie: sorgenti antiche, infrastrutture romane, culti popolari, parchi fluviali e monumenti cristiani che, da secoli, dialogano con lo stesso corso d’acqua.

Sarno. Sorgenti, santuari e le memorie dell’antico fiume

Il viaggio comincia a Sarno nella zona di Rio Foce, dove il fiume torna visibile come protagonista del paesaggio. In quest’area sorge l’antico Santuario di Santa Maria della Foce nei pressi del quale, secondo una leggenda medievale, la Vergine apparve a un gruppo di donne che attingevano acqua presso la sorgente, ispirando la costruzione di un primo tempio cristiano, successivamente ricostruito nei secoli fino a diventare l’attuale chiesa.

A pochi passi si trova il Parco dei 5 Sensi, area fluviale inserita nel contesto del Parco Regionale del Fiume Sarno, che è al tempo stesso luogo di educazione ambientale, spazio per eventi e punto d’osservazione privilegiato sulle sorgenti e sui primi tratti del fiume. Camminare lungo i percorsi, tra la vegetazione e la riva, significa sperimentare un rapporto più consapevole con l’acqua oggi: non più soltanto risorsa da sfruttare, ma ecosistema fragile da proteggere, dopo decenni di pressioni industriali e ambientali.

Dal paesaggio naturale ci si sposta in auto verso la città alta, nel Borgo San Matteo, detto anche Terravecchia, cuore storico medievale di Sarno. Qui le case, i vicoli e le emergenze storiche raccontano la lunga relazione tra la comunità e il suo fiume, fatta di mulini, canali, piccole infrastrutture legate alla lavorazione agricola. In quest’area si trova anche il MuDIF Museo Didattico della Fotografia, un archivio e spazio museale che conserva decine di migliaia di fototipi, dal XIX secolo a oggi, dedicati alla storia del territorio, dei suoi paesaggi agricoli e industriali, delle trasformazioni urbane. Sempre nella stessa area del territorio sarnese, la Madonna delle Tre Corone veglia dall’omonimo santuario, che guarda la valle dall’alto e intreccia la devozione mariana con una forte dimensione comunitaria legata allo sguardo sul paesaggio: la vista sulla pianura, sulle gole e sulla linea del fiume restituisce la percezione di una valle intera governata dall’acqua, dai suoi percorsi e dai suoi mutamenti.

Poggiomarino. La città protostorica di Longola

Scendendo verso Poggiomarino, si arriva al Parco archeo-fluviale di Longola, dove le sorgenti della storia si fanno ancora più remote. In questa piana un tempo paludosa, lungo il corso del fiume, è emersa una straordinaria città su isolotti artificiali datata tra l’Età del Bronzo e l’inizio del VI secolo a.C., attribuita all’antica popolazione dei Sarrasti. Le abitazioni, costruite su piattaforme lignee, erano collegate da passerelle e circondate da canali: una sorta di “piccola Venezia protostorica”, probabilmente porto fluviale lungo il Sarno.

Scafati. Il santuario dei Bagni e la tradizione dell’acqua miracolosa

L’itinerario prosegue a Scafati, nella località rurale di Bagni, dove il santuario barocco di Maria Santissima Incoronata dei Bagni sorge accanto a una fonte ritenuta miracolosa fin dal XVII secolo. Qui, secondo la tradizione, l’acqua avrebbe guarito un lebbroso e, da allora, la devozione non si è più interrotta. L’edificio, ricostruito e restaurato dopo i danni della Seconda guerra mondiale, conserva un interno ricco di marmi e un celebre dipinto della Vergine, al centro della festa che ogni primavera anima la piana a ritmo di tammorra e castagnette. Il cuore simbolico del luogo è legato all’acqua del bacino idrografico della Valle del Sarno: il fosso, chiamato in dialetto “’o fuosso ’e vagne”, dove l’acqua anticamente era cercata come cura miracolosa: ex voto, gesti rituali, antichi usi purificatori e terapeutici raccontano di un rapporto profondamente fisico con la fede e con la natura, in cui l’acqua diventa un tramite tra bisogno umano e speranza.

Sant’Egidio del Monte Albino. Acquedotti romani e abbazie millenarie

Da Scafati ci si sposta verso Sant’Egidio del Monte Albino, cerniera naturale tra la valle del Sarno e la costa, dove l’acqua cambia volto e diventa ingegneria, paesaggio, memoria romana. Lungo il versante della montagna corre il tracciato dell’Acquedotto romano, un impianto scavato nella roccia e nella montagna, che scende in profondità fino a 25 metri. La sua funzione era quella di raccogliere le acque di più sorgenti e convogliarle dall’area ai piedi del Valico di Chiunzi, porta di accesso alla Costiera Amalfitana, verso valle per alimentare una villa romana e la sua fontana monumentale. Ancora oggi l’acquedotto continua a rifornire la Fonte Helvius, segno di una progettazione millenaria che non ha mai smesso di funzionare. Poco distante, la monumentale e millenaria Abbazia di Santa Maria Maddalena in Armillis che sorge su una villa romana di età augustea, della quale la fonte probabilmente era parte. Nel corso dei secoli, i monaci benedettini hanno trasformato questo luogo in una grande abbazia, con una chiesa a tre navate, un palazzo abbaziale e un ricco ciclo di opere d’arte. Il legame con la villa e con la Fonte Helvius rende l’abbazia una soglia perfetta tra paesaggio antico e devozione contemporanea: qui l’acqua, gestita dall’acquedotto, diventa parte di un paesaggio che si è stratificato nei secoli.

Nocera Superiore. La città romana e il Battistero paleocristiano

L’ultima parte del viaggio raggiunge Nocera Superiore, dove l’acqua è protagonista silenziosa delle grandi infrastrutture romane e dei monumenti cristiani. Nell’area archeologica si visitano la Domus del Decumano, il teatro ellenistico-romano di Nuceria e il parco urbano delle terme. La domus, elegante abitazione affacciata sul decumano dell’antica Nuceria Alfaterna, con mosaici e ambienti articolati, testimonia un sistema urbano dotato di un complesso reticolo di approvvigionamento idrico, tra cisterne, canalizzazioni e fontane; i resti del teatro, tra i più grandi della Campania, conservano ancora la traccia del canale di deflusso delle acque piovane alla base della cavea. Le terme romane, integrate nell’attuale parco urbano, richiamano un uso dell’acqua come benessere e socialità, dove igiene, cura del corpo e vita pubblica coincidevano.

Poco più in là dall’area archeologica, il Battistero paleocristiano di Santa Maria Maggiore chiude idealmente il percorso. Costruito nel VI secolo all’interno dell’antica Nocera, su un edificio romano precedente, è un grande spazio a pianta centrale con cupola e un imponente fonte battesimale per immersione, tra i più grandi d’Italia. Le quindici coppie di colonne policrome che sorreggono la struttura provengono da templi e edifici pubblici romani riutilizzati in età cristiana, e così pavimenti a mosaico e frammenti architettonici, oggi visibili nel deambulatorio e nell’area absidale.

Qui l’acqua non è più sorgente o canale, ma fonte liturgica: immersione, rinascita, passaggio da una vita all’altra. È la conclusione naturale di un itinerario che parte dalle acque “miracolose” e rurali di Bagni, attraversa l’ingegneria romana, la memoria fotografica, i parchi fluviali, e si conclude nel segno di un’acqua che diventa simbolo assoluto di trasformazione.

Lunghezza
circa 37 km
Durata
5-6 ore (senza pause)
Modalità
auto o mezzo privato (con tratti a piedi)
Tratte e percorrenza

Sarno (Rio Foce) → Borgo San Matteo (Terravecchia)
circa 3,5 km / 7 min.

Sarno → Longola (Poggiomarino)
circa 7 km / 12–15 min

Longola (Poggiomarino) → Scafati
circa 11 km / 16–18 min.

Scafati → Sant’Egidio del Monte Albino
circa 6 km / 8-10 min.

Sant’Egidio del Monte Albino → Nocera Superiore
circa 7 km / 10–15 min.

Info Utili

Sarno
Rio Foce è facilmente raggiungibile in auto e nell’area si parcheggia agevolmente.
Il percorso dei 5 sensi è su camminamenti, vegetazione naturale, ponti e punti panoramici.
I sentieri attorno a Santa Maria della Foce hanno tratti sterrati o umidi in caso di pioggia.
Nel borgo alto di Terravecchia conviene lasciare l’auto nelle aree di sosta a valle e proseguire a piedi, poiché le strade sono strette e pedonali. I vicoli possono presentare tratti in pendenza e pavimentazione irregolare.

Longola (Poggiomarino)
Il Parco archeo-fluviale di Longola dispone di aree di sosta vicine. Il percorso interno presenta passerelle, tratti su camminamenti all’aperto e fondo naturale.
Richiede buona mobilità e scarpe comode. Non adatto a visitatori con mobilità ridotta senza accompagnatore.

Scafati
Il santuario dei Bagni si trova in area urbana, con accesso diretto dalla strada.
Non sono presenti indicazioni di salite o tratti impegnativi.

Sant’Egidio del Monte Albino
Il centro storico si visita a piedi. Per l’Acquedotto Romano e la Fontana Helvius è opportuno contattare la Pro Loco per l’accesso. L’area dell’abbazia è raggiungibile con brevi tratti pedonali.

Nocera Superiore
Le aree archeologiche comportano percorsi su terreno spesso irregolare, con gradini, dislivelli minimi e camminamenti in sterrato o in pietra antica. Scarpe comode consigliate.
Il Battistero di Santa Maria Maggiore è facilmente raggiungibile in auto. L’accesso si trova al di sotto della sede stradale e presenta scalini accessibili con montascale.

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Per informazioni più dettagliate su recapiti, contatti e modalità di visita è possibile consultare le schede dedicate ai singoli siti inclusi nell’itinerario.

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