Nel territorio di Nocera Superiore tre siti raccontano storie diverse dell’antica città: la Domus del Decumano, il teatro ellenistico-romano e l’area archeologica nel parco urbano conservano tracce preziose tra l’epoca romana e medievale.
Nel territorio di Nocera Superiore tre siti archeologici restituiscono un affresco completo della vita urbana di Nuceria Alfaterna. La dimensione domestica della Domus del Decumano, il teatro ellenistico-romano in località Pareti, l’architettura monumentale e le infrastrutture pubbliche dell’area archeologica nel Parco urbano “Alfonso e Matteo Fresa” consentono di attraversare un arco di tempo compreso tra la tarda età sannita e il tardoantico.
La Domus del Decumano
Il sito si trova in località San Clemente, nella zona nord-est di Nocera Superiore, scoperto nel 1979 durante i lavori della ferrovia e indagato fino al 1984. Lo scavo ha messo in luce una porzione di isolato romano comprendente una grande casa e un tratto del Decumano Inferiore, riconoscibile dai solchi lasciati dal passaggio dei carri.
La domus risale al I-II secolo d.C. e ripropone lo schema classico dell’abitazione romana, con un vestibolo che immette nell’atrio, dotato di una vasca (impluvium) per raccogliere l’acqua piovana. Sul lato dell’atrio si aprono camere da letto e ambienti di servizio. I pavimenti, realizzati in mosaico o in cocciopesto (un impasto impermeabile), e i resti di affreschi testimoniano la ricchezza dell’edificio. Oggi è visibile soprattutto la parte occidentale della casa, mentre il resto è sepolto da strati alluvionali. Lungo la strada si aprivano le botteghe (tabernae), dove sono stati ritrovati grandi recipienti (dolia) usati per conservare il cibo.
Il segmento di decumano esposto è pavimentato con grandi basoli di pietra; lungo il margine occidentale sono ben riconoscibili i blocchi ovali che fungevano da attraversamenti pedonali. Gli ampi marciapiedi rialzati e l’altare (ara) con l’iscrizione TERTULLII raccontano l’importanza della strada come asse commerciale. Nel giardino della casa sono emerse una decina di sepolture cristiane che documentano un uso funerario dell’area nel Tardoantico.
Il teatro ellenistico‑romano di Pareti
Tra le località di Pareti e Pucciano, sul pendio meridionale delle mura urbane, si trovano i resti del grande teatro ellenistico-romano, costruito nel II secolo a.C. e riscoperto tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli anni Ottanta. La parte più antica, attribuita alla fase sannita, è costruita con grandi blocchi rettangolari, mentre la ristrutturazione in età augustea sostituì le strutture portanti con muratura in mattoni (opera laterizia) e divisori in pietre irregolari (opera incerta).
Il teatro sopravvisse all’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. ma fu abbandonato dopo il IV secolo e utilizzato come cava di materiali. Oggi è possibile vedere solo una parte della struttura, ma le dimensioni restano imponenti: la cavea romana aveva un diametro di circa novantasei metri, tra i maggiori nei teatri della Campania. La parete di scena era articolata da tre nicchie mentre il palco (pulpitum) era decorato con nicchie alternate. Nell’orchestra (lo spazio semicircolare davanti al palco) si conserva ancora un pavimento in marmi policromi e un canaletto per lo scolo dell’acqua; alcuni gradini delle gradinate inferiori e medie sono visibili, anche se privi del rivestimento in tufo. Nella parodos occidentale (il passaggio laterale) rimangono tracce di affreschi appartenenti al cosiddetto terzo stile pompeiano.
Le indagini hanno identificato nelle vicinanze le strutture di un ginnasio, confermando la monumentalità dell’area. La vicinanza alla porta denominata Porta Romana e l’appoggio della cavea alle mura sottolineano il rapporto tra il teatro e la città. Interventi recenti hanno recuperato gli affreschi e migliorato il percorso di visita, valorizzando la lettura del monumento.
Parco urbano e area archeologica
All’interno del Parco urbano “Alfonso e Matteo Fresa”, nella zona centrale di Nocera Superiore, un percorso verde introduce ai resti delle antiche terme di Nuceria. Gli scavi avviati nel 2006 hanno messo in luce strutture pubbliche frequentate dal periodo repubblicano al Medioevo.
I livelli più superficiali conservano muri ottocenteschi con vasche comunicanti (una con croce greca impressa sull’intonaco) e un pozzo. A circa sette metri di profondità è emerso un edificio monumentale con colonne di mattone rivestite di intonaco inciso, poggianti su un alto podio. A esso sono adiacenti ambienti pertinenti a un complesso termale, individuato grazie alla presenza di un probabile apodyterion, lo spogliatoio.
L’apodyterion conserva alte pareti scandite da nicchie in mattone ricoperte da uno spesso strato di stucco. Durante una fase di ristrutturazione, le pareti furono decorate con raffinati bassorilievi in stucco che rappresentano scene del ciclo di Eracle. L’ambiente è dotato di sedili lungo le pareti e di un pavimento a mosaico in tessere bianche e nere. In un’altra stanza le pareti sono dipinte di rosso pompeiano e presentano graffiti, tra i quali il disegno di una trireme (antica nave da guerra).
Le indagini hanno inoltre individuato resti di colonne con decorazioni incise, strutture di età tardo-antica che suddividono gli ambienti con grossi setti murari e un deposito con vasi ancora nella loro posizione originale, contenenti viveri. La fase di abbandono del complesso è segnata dalla presenza di tombe a cassa databili al VI secolo d.C. Oggi il parco archeologico è un museo a cielo aperto, integrando gli scavi in un percorso naturalistico dove i visitatori possono osservare sarcofagi, macine e altri reperti lungo i vialetti.













