La Cattedrale di San Prisco rappresenta l’anima storica e spirituale della diocesi. Custode delle spoglie del primo vescovo della città, invita il visitatore a un viaggio dove l’arte dei grandi maestri abbraccia secoli di fede.

La Cattedrale di San Prisco rappresenta l’anima storica e spirituale della diocesi. Custode delle spoglie del primo vescovo della città, invita il visitatore a un viaggio dove l’arte dei grandi maestri abbraccia secoli di fede.
Immersa nella quiete del borgo Vescovado, la Cattedrale di San Prisco rappresenta il cuore pulsante della formazione cristiana della Valle del Sarno. Legata alla figura di San Prisco, primo vescovo di Nuceria, vissuto secondo gli studiosi intorno al III-IV secolo d.C., la chiesa custodisce una devozione ininterrotta di circa milleottocento anni, rendendola un simbolo di continuità spirituale per tutto il territorio.
La Cattedrale non è solo il principale luogo di culto della diocesi ma anche un affascinante palinsesto di storia, affondando le sue radici su un’antica area sepolcrale romana e sui resti di precedenti edifici sacri, tra cui la chiesa di San Filippo del IV secolo e una successiva abbazia benedettina sorta nel X secolo. Fu solo verso la fine del Trecento, con il ritorno della sede vescovile in città per volere di papa Urbano VI, che l’antica chiesa monastica venne elevata a dignità di Cattedrale, trasformandosi nel corso dei secoli nel gioiello barocco che ammiriamo oggi.
Prima di varcare la soglia, lo sguardo del visitatore viene catturato dall’imponente Campanile, staccato dal corpo della chiesa. Questa torre campanaria è un’opera di eccezionale interesse artistico: fu progettata nel Settecento da Francesco Solimena, celebre pittore noto come “l’Abate Ciccio”, che qui si cimentò in una delle sue rare prove da architetto. Il maestro realizzò prima un modello in legno e poi supervisionò la costruzione, che sostituì la precedente torre medievale. La struttura si distingue per l’eleganza delle forme e testimonia la vivacità culturale della Nocera del XVIII secolo.
Entrando nella Cattedrale, si viene accolti da uno spazio solenne a tre navate. L’aspetto attuale si deve in gran parte alla ricostruzione avviata all’inizio del Seicento dal vescovo Simone Lunadoro, che volle ispirarsi all’architettura del Duomo di Siena sua città natale, e ai successivi interventi settecenteschi che hanno conferito all’ambiente un’inconfondibile impronta barocca. La luce, diffusa e teatrale, guida l’occhio verso le decorazioni e gli stucchi che ornano le volte e le cappelle laterali, frutto della maestria di artisti e artigiani locali e napoletani.
Il patrimonio artistico custodito nella Cattedrale di San Prisco è di altissimo profilo e vede protagonisti i grandi nomi della pittura meridionale ed europea.
Camminando lungo la navata sinistra, è d’obbligo una sosta presso la cappella del Rosario per ammirare la “macchina barocca” che ospita la tavola raffigurante la Madonna del Rosario. Questo capolavoro del XVI secolo che sormonta l’altare è opera del pittore fiammingo Aert Mytens (noto come Rinaldo Fiammingo). Il dipinto è complesso e affascinante: oltre alla Vergine e ai Santi Domenico e Caterina, in basso l’artista ha ritratto personaggi storici dell’epoca, tra cui il duca di Nocera Alfonso Carafa e la sua consorte, immortalati in preghiera. La tavola, arricchita in alto dai riquadri dei quindici misteri del Rosario, offre una vera e propria catechesi per immagini. Alzando lo sguardo verso la cupola della capella, si può ammirare la spettacolare Gloria del Paradiso, un affresco realizzato intorno al 1675 da Angelo e Francesco Solimena. L’opera è un trionfo di angeli, santi e apostoli che si rincorrono in cerchi concentrici, creando un effetto di profondità e misticismo; tra i volti dipinti, si dice che gli artisti abbiano nascosto i propri autoritratti.
Avanzando nella navata centrale verso l’altare maggiore della Cattedrale, lo spazio liturgico è dominato da un’altra opera di pregio: la tela raffigurante San Marco Evangelista, un tondo di grandi dimensioni dipinto nel 1712 da Francesco Solimena. Il santo è ritratto nell’atto di scrivere il Vangelo, assistito dagli angeli e dal leone, suo simbolo iconografico.
Il cuore devozionale della cattedrale è legato alla figura di San Prisco, primo vescovo della civitas Nuceria in epoca antica, le cui spoglie riposano in questo luogo sacro da secoli. A lui sono dedicate una delle due cappelle laterali e un’effige seicentesca in legno dorato. La devozione popolare si manifesta anche attraverso le numerose reliquie conservate nelle navate laterali, tra cui quelle dei beati e santi locali, che raccontano una storia di fede ininterrotta. Curiose leggende, tramandate da antichi scrittori ecclesiastici, narravano addirittura che la cattedrale avesse ospitato in passato le spoglie dei profeti biblici Giona o Abacuc, forse giunte qui al tempo delle Crociate, aggiungendo un alone di mistero alla sacralità del luogo.
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