Nel cuore di Pagani sorge un complesso religioso che da secoli accompagna la devozione della comunità locale. Conosciuto come monastero e chiesa di Santa Maria della Purità, oggi Santuario del Gesù Bambino di Praga, conserva architettura barocca, patrimonio artistico e memoria storica che convivono nella spiritualità popolare.
Santa Maria della Purità è uno dei complessi religiosi più significativi di Pagani. Sorto nel Seicento come monastero, al quale era annessa una chiesa ricca di un pregevole patrimonio artistico, il convento fu l’ultima sede di clausura della Diocesi di Nocera-Pagani e prese il nome dal dipinto raffigurante la Madonna con il Bambino, ancora oggi collocato sull’altare maggiore della chiesa barocca. Quest’ultima è stata in seguito proclamata Santuario, con il nome di Gesù Bambino di Praga, per la presenza di una statua del Bambinello al centro di una profonda venerazione popolare. La presenza di queste due immagini sacre, entrambe oggetto di uguale devozione, fa convivere nella popolazione locale le due denominazioni, testimonianza viva della storia del complesso e del forte legame che esso mantiene con la comunità paganese.
Origini e storia di Santa Maria della Purità
La struttura sorge verso la fine del Seicento su un antico sito dedicato ai santi Felice e Costanza che, secondo la tradizione, in questo luogo subirono il martirio in epoca romana. Intorno al 1680, sulle fondamenta della precedente cappella di Santa Maria dei Martiri, fu avviata la costruzione di un monastero destinato alle Suore Carmelitane Scalze, affidato alla guida di suor Maria Serafina di Dio, figura di grande prestigio spirituale.
Nei primi decenni del Settecento si costruì il chiostro e si collegarono in modo organico gli edifici, definendo l’assetto architettonico tuttora riconoscibile. Il monastero ospitò a lungo un numero elevato di religiose, tanto da evitare la chiusura prevista dalle leggi napoleoniche del 1807. Non riuscì invece a sottrarsi alla soppressione seguita all’Unità d’Italia del 1860, e nel 1922 le suore dovettero riscattare il complesso per poter restare nella sua sede.
Nel 1976 il monastero fu definitivamente ceduto alla Pia Unione Ammalati Cristo Salvezza (PUACS), che ancora oggi ne cura le attività di accoglienza. La chiesa della Purità, annessa al convento, ha continuato a svolgere le sue funzioni religiose, diventando progressivamente il centro di una forte devozione popolare verso una statua del “Bambino di Praga” conservata al suo interno, al punto da essere elevata a omonimo santuario nel 1986.
Il dipinto che ha dato il nome al complesso
Il nome del complesso monastico di Pagani deriva da un dipinto donato alla suor Maria Serafina di Dio dal viceré di Napoli nel 1682. Le cronache raccontano che, mentre madre Serafina pregava davanti al quadro, udì le parole “Et puritas mea”, che interpretò come indicazione del titolo da attribuire all’immagine e dunque dipinse l’iscrizione su un cartiglio che ancora accompagna la tela. Da allora il complesso prese il nome di Santa Maria della Purità, e attorno a questa icona si sviluppò una devozione stabile e ininterrotta. Nel 1983, per il terzo centenario dell’arrivo dell’immagine, papa Giovanni Paolo II ne autorizzò l’incoronazione solenne.
La storia del Gesù Bambino di Praga e la nomina a Santuario
Il culto del Gesù Bambino di Praga nacque nel Seicento in Boemia, dove una piccola statua di cera divenne oggetto di profonda venerazione, accompagnata da racconti di grazie e protezioni attribuite al “Bambino miracoloso”, la cui devozione si diffuse rapidamente in Europa e in Italia.
A Pagani, dove le Carmelitane della Purità già veneravano un’immagine dell’Infanzia di Gesù, giunse una preziosa statua settecentesca del Bambino di Praga, donata da una nobildonna napoletana perché fosse esposta alla devozione dei fedeli.
Il radicamento del culto, testimoniato dal crescente numero di pellegrini e di ex voto, portò nel 1986 a elevare la chiesa di Santa Maria della Purità a “Santuario del Gesù Bambino di Praga”. Nel 1999 la statua fu incoronata “immagine sacra” da papa Giovanni Paolo II, consolidando ulteriormente il legame con la comunità paganese. Da allora il Bambinello è meta di pellegrinaggi e di celebrazioni particolarmente sentite.
Architettura e patrimonio artistico
Il monastero della Purità, organizzato su due livelli intorno a un elegante chiostro, conserva un portale monumentale e ambienti storici di particolare rilievo, tra cui una biblioteca con circa diecimila volumi, inclusi manoscritti del Cinquecento.
La chiesa, che affaccia direttamente sul corso principale di Pagani, costituisce un piccolo gioiello di architettura e di opere d’arte. La facciata barocca è riccamente ornata di stucchi, un medaglione centrale affrescato e una scenografica doppia scala in piperno. L’interno è a navata unica con quattro cappelle laterali e due cori in legno intagliato e dorato, chiusi da grate, come nella tradizione delle comunità di clausura.
La pavimentazione, in maiolica dipinta, rappresenta una delle testimonianze più preziose della manifattura vietrese del Seicento, mentre l’altare maggiore, sontuoso e ricco di marmi policromi e sculture di angeli, appartiene alla raffinata scultura barocca napoletana e mostra influssi di Domenico Antonio Vaccaro.
La tela della Madonna della Purità, della scuola di Murillo e collocabile intorno al 1682, è permeata di una luminosità che dialoga con la tradizione naturalistica di Luca Giordano. Tra le opere delle cappelle si conservano dipinti seicenteschi di area napoletana, tra cui la Flagellazione di Cristo, Sant’Ignazio di Antiochia, la Vestizione di santa Teresa attribuita a Giuseppe Simonelli, un Crocifisso su tela e un Salvatore riconducibile alla cerchia di Paolo De Maio.
La statua del Gesù Bambino di Praga è collocata in una cappella-tabernacolo decorata da ex voto. La veste della statua varia secondo il calendario liturgico, a testimonianza della continuità della devozione.

















