Il Museo Diocesano è uno scrigno d’arte che offre un vero e proprio viaggio nella memoria spirituale e artistica dell’intero Agro Nocerino-Sarnese, raccogliendo opere che documentano secoli di fede, storia e creatività della sua comunità.
Il Museo Diocesano “San Prisco” ha sede nel suggestivo borgo Vescovado a pochi passi dalla Cattedrale, al piano terra dell’ex Seminario Vescovile, un imponente edificio fondato nel XVI secolo e poi rimaneggiato in forme barocche tra il Seicento e il Settecento. L’intento che ha guidato la nascita del museo è quello di riunire in un unico “vivaio” culturale le opere d’arte che rischiavano di disperdersi nelle varie chiese del territorio, creando così una collezione dinamica, concepita per ruotare periodicamente e offrire sempre nuovi spunti di riflessione.
Dal Cinquecento al Barocco: l’inizio del percorso
La sala principale del museo è dominata dalla figura del santo patrono con il Busto processionale di San Prisco realizzato nel 1771 dal napoletano Saverio Manzone in argento, bronzo dorato e pietre dure.
Attorno al busto si possono ammirare opere pittoriche databili tra il XVI e il XIX secolo. Tra queste spiccano la tavola cinquecentesca del Martirio di San Giovanni Battista del fiammingo Cornelis Smet e le tele di Angelo e Francesco Solimena, tra i massimi interpreti del barocco campano ed europeo, tra cui la Pietà del 1678, il San Giacomo che sconfigge i Mori e un articolato San Michele che intercede presso la SS. Trinità per un’anima del Purgatorio. Completa la sezione una scultura lignea seicentesca raffigurante Santa Lucia, esempio significativo della statuaria devozionale dell’epoca.
Il Tesoro della Diocesi: gli argenti
Il museo conserva anche un ricco insieme di oggetti liturgici, ex voto e gioielli devozionali. Tra le opere più significative spiccano un calice gotico del XIV secolo proveniente da Angri, raro esempio di oreficeria medievale che reca il più antico punzone noto degli argentieri napoletani, e una raffinata compostiera in argento e cristallo, di manifattura parigina, successivamente adattata per i riti del Mercoledì delle Ceneri. Questa sezione permette di osservare le influenze artistiche che l’Agro ha accolto, da Napoli fino alla Francia.
Paramenti sacri e devozione popolare
La parte finale dell’itinerario di visita è dedicata alla dimensione rituale della fede. Qui sono esposti i paramenti sacri, pianete e piviali in seta e filo d’oro, spesso provenienti dalle celebri manifatture borboniche di San Leucio, utilizzati dai vescovi durante le solenni celebrazioni.
Accanto ai tessuti, gli ex voto, piccole sagome in argento raffiguranti parti del corpo o figure intere, donate dai fedeli come ringraziamento per grazie ricevute.
Questi oggetti, insieme a diverse sculture lignee realizzate tra il Quattrocento e il Settecento, agli antichi ostensori e alle croci processionali, raccontano la fede e la devozione che per secoli hanno attraversato le comunità di questo territorio.






























