Il Santuario di Santa Maria Incoronata del Carmine, noto a tutti come Madonna delle Galline, è uno dei principali luoghi di culto di Pagani. L’edificio barocco, situato nel centro cittadino, custodisce una devozione radicata da secoli, legata alla celebre festa popolare e alla particolare leggenda del ritrovamento della sacra immagine.
Nel centro di Pagani sorge un luogo di culto dal nome curioso e suggestivo, capace di evocare immediatamente l’antica anima contadina del territorio: il Santuario della Madonna delle Galline. Visitare questo edificio non significa solo ammirare un suggestivo esempio di architettura barocca, ma entrare in contatto con una delle tradizioni religiose e popolari più vive e sentite della Campania, dove la devozione si intreccia indissolubilmente con la musica, la danza e i ritmi della terra.
La storia e la leggenda all’origine del culto
L’origine del santuario e del suo singolare nome risale al XVI secolo. La tradizione popolare narra che alcune galline, razzolando insistentemente sempre nello stesso punto di un orto, attirarono la curiosità dei contadini. Scavando in quel luogo, fu rinvenuta una piccola tavoletta lignea raffigurante la Madonna del Carmine.
Il ritrovamento fu considerato miracoloso e la devozione crebbe rapidamente, alimentata da notizie di grazie ricevute e guarigioni inspiegabili attribuite alla Madonna. Questi eventi portarono alla costruzione di una prima cappella e, successivamente, all’edificazione della chiesa attuale, iniziata nei primi anni del Seicento per accogliere il crescente numero di pellegrini.
L’architettura e gli spazi del santuario
La facciata esterna della chiesa si presenta in uno stile tardo barocco, sobrio ma elegante. Il prospetto è alto e slanciato, arricchito da colonne e decorazioni in stucco. A dare il benvenuto ai fedeli, due statue allegoriche che rappresentano la Pudicizia e la Speranza e più in alto, sul portale d’ingresso, un bassorilievo che raffigura la Madonna del Carmelo con il Bambino, seduta su una nuvola, nell’atto di essere incoronata dagli angeli.
Varcata la soglia d’ingresso si accede a un ambiente raccolto e solenne, caratterizzato da una navata unica scandita da tre arcate per lato. L’occhio viene subito catturato dal soffitto: uno splendido cassettonato ligneo impreziosito da 21 dipinti con episodi della vita della Vergine, angeli e santi, che donano a tutto l’ambiente una ricchezza cromatica notevole.
Proseguendo verso il fondo della chiesa, l’attenzione si concentra sull’imponente altare maggiore, opera barocca che funge da cornice scenografica alla vita della chiesa. Lungo i lati della navata si aprono diverse cappelle laterali, ricche di decorazioni e di tele del Settecento e dell’Ottocento, che testimoniano la devozione delle famiglie locali e delle confraternite nel corso dei secoli.
Nella terza cappella, più ampia delle altre, è custodita la statua settecentesca della Madonna del Carmine, la stessa che viene portata in processione e che nel 1787 ricevette la solenne incoronazione come riconoscimento della protezione offerta alla popolazione.
All’ingresso della chiesa, nel vestibolo, merita un cenno anche l’organo con la sua cantoria in legno decorato, risalente alla fine del XVIII secolo.
La Festa: il cuore pulsante della tradizione
Non si può comprendere appieno la devozione popolare per la Madonna del Carmelo senza menzionare la “Festa della Madonna delle Galline”, che si tiene ogni anno la Domenica in Albis (la domenica successiva alla Pasqua). In quell’occasione, il santuario diventa il fulcro di una celebrazione collettiva straordinaria che abbraccia l’intera città in un unico rito collettivo.
Durante la lunga processione, la statua della Madonna sfila per le vie della città. La caratteristica più nota della festa è l’offerta di volatili (galline, colombe, tacchini) che i fedeli donano alla Madonna. Molti di questi animali vengono posti sul carro processionale e, secondo la tradizione, restano lì quieti senza fuggire. Anche Sant’Alfonso Maria de’Liguori attendeva il passaggio in processione della statua nell’area che oggi è la piazza che porta il suo nome, per donare in segno di devozione una gallina alla Vergine Maria.
Nei giorni della festa, l’intera città di Pagani si anima. Nei cortili vengono allestiti i toselli, altari rionali dove si espongono immagini sacre e prodotti della terra e per le strade risuona il suono incessante e ipnotico della tammurriata. La musica popolare accompagna canti e balli tradizionali dal venerdì fino all’alba del lunedì, quando gli strumenti vengono deposti simbolicamente ai piedi della Madonna, chiudendo un evento in cui fede e folklore si fondono perfettamente creando un’atmosfera unica di devozione collettiva e di grande partecipazione popolare.



















